Fin dalla più remota antichità gli alberi sono stati considerati dall’uomo una presenza importante, tanto che in alcuni casi furono adorati come divinità.
L’ Antica Religione, precedente il Cristianesimo, li credeva esseri viventi e come tali li onorava.
Con l’avvento del Cristianesimo il culto degli alberi resistette fino al Medioevo, quando solerti vescovi e sacerdoti cristiani abbatterono materialmente e metaforicamente gli alberi oggetto di culto per sostituirli con simboli quali l’Albero della Conoscenza, quello della Croce ed altri pochissimi esemplari gestiti esclusivamente dalla Chiesa cattolica.
Ma l’archetipo dell’albero-divinità evidentemente era impresso a fuoco nell’animo umano, tanto da riaffiorare silenziosamente anche nei nostri tempi moderni, quando tutto farebbe pensare ad un allontanamento progressivo e tenace dalla Natura. Così noi, che viaggiamo nello spazio cosmico, che costruiamo bombe “intelligenti”, che realizziamo operazioni chirurgiche sofisticatissime, che inquiniamo il nostro pianeta con grande incoscienza, noi abbiamo nelle nostre città e nelle nostre campagne e montagne alberi che consideriamo monumenti nazionali, non avendo più la consuetudine alla parola “sacro”.
Il risultato è lo stesso: l’albero dei nostri tempi, che in alcuni casi vanta secoli e secoli di vita se non addirittura millenni, come alcuni alberi americani, si ripropone all’uomo moderno come un tempio (vd. I canfori del Giappone) o come un monumento all’eternità (vd. I pini del Methuselah Walk delle White Mountains in California). Più vicino a noi l’Albero di Falcone, un ficus magnolioide molto giovane, è diventato una stele commemorativa per la città di Palermo, che anche così ricorda uno dei suoi figli più amati e tragicamente perduto.
E se da una parte l’uomo abbatte e distrugge, un esempio per tutti la foresta amazzonica, da un’altra parte un gruppo sempre più folto di irriducibili semina, pianta, protegge, per restituire all’umanità il suo fratello minore; non per niente l’albero è in parallelo con l’uomo: radici/ piedi per terra, tronco/ busto eretti, rami/ braccia e chioma/ testa protesi nell’aria verso il cielo.
E se, come credevano i nostri progenitori, l’albero avesse davvero uno spirito intelligente dentro di lui?